Lavoro autonomo Rizzoli: donne con partita iva, situazione ancora critica

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In Regione ultimo incontro 'Zherogap' dedicato a occupazione femminile

“Nel lavoro autonomo, in Italia per mezzo milione di donne che svolgono un’attività con partita Iva la situazione è ancora critica. Le lavoratrici autonome hanno infatti maggiori possibilità di cadere in povertà. E spesso gli ostacoli si basano su stereotipi di genere”. Così Melania Rizzoli, assessore di Regione Lombardia a Formazione e Lavoro, aprendo i lavori a ‘Divario di Genere nelle libere professioni e nel lavoro autonomo’. Questo è il quinto e ultimo appuntamento del ciclo ‘Zherogap‘ in programma a Palazzo Lombardia. Una serie di eventi promossi e organizzati dall’Assessorato regionale, dedicati alla promozione e all’approfondimento di temi legati alla disparità di genere all’interno del mondo del lavoro.

Tutti le tappe rappresentano i punti che, uniti tra loro, danno vita alla ‘strategia regionale lombarda’, orientata alla promozione e all’aumento dell’occupazione femminile.

Presente anche Letizia Caccavale, presidente del Consiglio per le Pari opportunità della Lombardia.

 Donne e lavoro autonomo

“Le donne – ha spiegato Melania Rizzoli – incontrano ostacoli diversi, di natura economica, legislativa e sociale. Tali ostacoli si basano su stereotipi di genere che contribuiscono alla segregazione nell’istruzione, ad un minore livello di fiducia imprenditoriale e soprattutto alla difficoltà di conciliazione tra vita professionale e privata”.

“Se già le lavoratrici dipendenti soffrono la mancanza di tutele – ha concluso l’assessore con delega al lavoro – immaginiamo quante difficoltà siano costrette ad affrontare le lavoratrici autonome le libere professioniste, le quali rappresentano un ulteriore potenziale per l’economia. Difficoltà che aumentano per le donne che, oltre ad essere lavoratrici autonome, sono anche madri”.

E dunque, questa iniziativa va nella direzione indicata dall’Agenda Onu, che colloca la parità di genere come quinto obiettivo per uno sviluppo sostenibile. Risponde inoltre agli input dell’Unione Europea, ed è soprattutto uno strumento divulgativo e di informazione.

Negli incontri passati, è stata esposta la strategia che Regione Lombardia intende seguire a favore del lavoro femminie. Inoltre, sono state approfondite le ragioni per cui la donna in Italia è ancora costretta in una posizione di svantaggio lavorativo.

Dati

In Italia risultano esserci un milione e mezzo di lavoratrici autonome di cui mezzo milione sono anche madri (dati Istat). Per queste ultime la situazione risulta molto critica considerata la mancanza di ferie, malattia, tredicesima, diritto all’allattamento e con poche garanzie in tema di congedi di maternità e paternità.

Lavoro autonomo donneSono stati illustrati al pubblico, diviso tra presenza fisica e virtuale, dati chiave che hanno permesso di dare una fotografia completa della situazione che riguarda tutte le donne lavoratrici, dipendenti ed autonome. Uno dei dati più rilevanti emersi dalle diverse ricerche riguarda il divario di alfabetizzazione finanziaria tra uomini e donne. Un divario che ostacola la partecipazione alle attività economiche e finanziarie. Ostacolo che è aumentato dalla scarsa presenza delle donne nei ruoli decisionali delle società di investimento in capitale di rischio e che determina una mancanza di fiducia e un conseguenze deficit di finanziamento dell’impresa femminile.

Nella Risoluzione adottata il 3 maggio 2022, il Parlamento Europeo ha invitato gli Stati Membri ad intervenire con strumenti concreti considerando le lavoratrici autonome una fonte di crescita economica, in particolare nel contesto delle trasformazioni verdi e digitali. Una fonte di crescita che contribuisce a creare posti di lavoro e ridurre la disoccupazione.

Scheda

Gli incontri passati:

  • Occupazione per le Donne in Lombardia – La strategia regionale, 16 novembre 2021.
  • Promozione della parità di genere nel sistema dei servizi per lavoro e formazione, 2 dicembre 2021.
  • Welfare aziendale un’opportunità per la parità di genere, 26 gennaio 2021.
  • Verso la certificazione di genere,  20 luglio 2022.

https://www.fse.regione.lombardia.it/wps/portal/PROUE/FSE/Comunicare-il-programma/occupazione-femminile

Strategia occupazione femminile

L’Italia è uno dei Paesi europei col più basso tasso di occupazione femminile. Anche se la Lombardia presenta un tasso più alto rispetto alle altre regioni italiane, si osservano ancora condizioni differenti tra uomini e donne. Il divario è soprattutto in termini di mantenimento e qualità dell’occupazione.  Le conseguenze sono negative non solo dal punto di vista dell’indipendenza economica delle donne, ma anche sul Pil e sull’economia italiana in generale.

  • Questi alcuni degli indicatori:
    La divisione stereotipata dei compiti di cura in ambito familiare ha ripercussioni anche nelle scelte lavorative. La differenza è nella scelta di lavorare, nella modalità e nella tipologia di lavoro e anche nei percorsi di carriera.
  • La cultura stereotipata delle predisposizioni e abilità delle donne ha ripercussioni nelle scelte professionali e nei percorsi di carriera. Tutto ciò anche in ragione delle scelte educative e formative delle donne. Spesso, infatti, si indirizzano più spesso verso ambiti umanistici e meno sulle competenze cosiddette Stem.  Le conseguenze sono, tra l’altro, minor occupabilità e maggior possibilità di ottenere ruoli di servizio e non dirigenziali.
  • L’aumento della denatalità che, è dimostrato ampiamente, nei Paesi avanzati più attenti alla parità di genere, è maggiore nei Paesi in cui è minore l’occupazione femminile. In Italia il tasso di occupazione femminile diminuisce all’aumentare del numero dei figli, soprattutto se le madri hanno titoli di studio più bassi.
  • Il divario salariare che può essere spiegato  come differenza tra la retribuzione di uomini e donne a parità di ruolo e di mansione.  Oppure anche come il risultato di una maggiore rappresentazione delle donne in settori relativamente a basso reddito e a lavori a tempo parziale o precari. Un’altra interpretazione è che pur avendo le stesse caratteristiche produttive degli uomini che lavorano, restano inattive e sono quindi a salario zero.

Donne e mercato dl lavoro

Il tema della partecipazione delle donne al mercato del lavoro è, dunque, un tema estremamente complesso. Per questo deve essere affrontato in modo strutturale e globale. È inoltre necessario tenere in considerazione le variabili differenziate di natura economica, educativa, geografica, sociale e culturale.

Obiettivi

La strategia ha 2 obiettivi principali dai quali discenderanno molteplici interventi.

  • Accrescere la consapevolezza della rilevanza e del valore della diversity di genere sul mercato del lavoro nelle imprese e nella comunità per garantire la crescita e la piena occupazione della popolazione femminile.
  • Aumentare l’occupazione femminile, agendo fin dalla scuola primaria, offrendo servizi di qualità per orientare e formare le donne, giovani e non, verso settori e professionalità che possono garantire una maggiore stabilità contrattuale e la crescita professionale.

Per questa ragione, Regione Lombardia promuove una Strategia per la promozione dell’occupazione femminile. Quest’ultima deve  attuarsi sia sul piano legislativo, attraverso un progetto di legge finalizzato, sia su quello attuativo. Tutto ciò deve avvenire attraverso interventi mirati che richiedono un approccio integrato. Devono cioè mettere a sistema il contributo di tutti gli assessori e di tutte le Direzioni regionali, ciascuno per la propria area di competenza. È necessario anche il contributo di Associazioni e Istituzioni del territorio.

Ottimizzato per il web da:
Monica Ramaroli

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