Presentato in Regione il rapporto elaborato sui dati dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, madri ancora le più penalizzate
(LNotizie – Milano, 14 lug) Sono ancora le lavoratrici madri a pagare il prezzo più alto della difficile conciliazione tra vita familiare e lavoro. È quanto emerge dai dati sulle dimissioni e risoluzioni consensuali di lavoratrici madri e lavoratori padri relativi al 2025, presentati a Palazzo Lombardia nel corso di un convegno promosso dalla Consigliera di Parità regionale, Anna Maria Gandolfi.
All’incontro hanno partecipato l’assessore regionale all’Istruzione, Formazione e Lavoro Simona Tironi oltre a rappresentanti del mondo del lavoro per analizzare un fenomeno che, pur registrando un lieve calo, continua a rappresentare una delle principali criticità del mercato occupazionale.
In apertura dei lavori, Gandolfi ha ricordato il protocollo d’intesa sottoscritto tra l’Ufficio della Consigliera di Parità, l’Ispettorato Territoriale del Lavoro e l’Ordine dei Consulenti del Lavoro, finalizzato a rafforzare la collaborazione nella tutela delle lavoratrici e dei lavoratori.
Tironi: il programma Lombardia per le Donne misura per favorire occupazione femminile – L’assessore regionale all’Istruzione, Formazione e Lavoro, Simona Tironi, ha illustrato le misure messe in campo da Regione Lombardia per favorire l’occupazione femminile, richiamando i risultati ottenuti con il programma ‘Lombardia per le Donne’, che ha una dotazione di 5 milioni di euro e che prevede un contributo fino a 400 euro al mese, per un massimo di 12 mesi, destinato a rimborsare le spese già sostenute per servizi di baby-sitting, educazione, assistenza e cura.
“‘Lombardia per le donne’ – ha spiegato Tironi – nasce da una scelta politica chiara: non accettare che il prezzo della cura ricada quasi esclusivamente sulle donne. In Lombardia troppe lavoratrici sono ancora costrette a ridurre l’orario, a rinunciare a opportunità di crescita o addirittura a lasciare il lavoro quando diventano madri o quando un familiare si ammala”.
“Vogliamo rompere questo meccanismo silenzioso ma che trovo profondamente ingiusto – ha chiarito – in quanto impoverisce le famiglie e priva il sistema produttivo di competenze ed esperienza. Non è solo una misura di welfare, ma un investimento sulla dignità del lavoro femminile e sulla libertà di scelta. Una regione moderna deve accompagnare le donne nei momenti più delicati della vita, perché senza servizi non c’è reale parità e senza parità non c’è sviluppo. Una donna che resta nel lavoro è una risorsa per sé stessa, per la propria famiglia e per l’intera comunità lombarda”.
Patrizia Muscatello: ruolo centrale Ispettorato del Lavoro – La direttrice interregionale del Lavoro del Nord, Patrizia Muscatello, ha invece sottolineato il ruolo centrale dell’Ispettorato del Lavoro nella procedura di convalida delle dimissioni prevista dall’articolo 55 del Testo unico sulla maternità e paternità, evidenziando la necessità di trasformare l’analisi dei dati in proposte concrete per ridurre il ricorso alle dimissioni volontarie.
Una misura nata per contrastare il fenomeno delle cosiddette ‘dimissioni in bianco’, cioè lettere di dimissioni firmate al momento dell’assunzione e utilizzate successivamente dal datore di lavoro.
Nel tempo la funzione della convalida si è evoluta ed è divenuta uno strumento di tutela della maternità e della paternità, volto a verificare che la scelta del lavoratore sia effettivamente libera e non determinata da pressioni, discriminazioni o condizionamenti.
A livello nazionale nel 2025 sono stati registrati 59.770 provvedimenti di convalida, in calo dell’1,6% rispetto all’anno precedente. Le lavoratrici madri rappresentano il 68% del totale, con 40.628 dimissioni, mentre i lavoratori padri sono il 32%, pari a 19.142 casi, in aumento del 3,4% rispetto al 2024.
La Lombardia si conferma la regione con il numero più elevato di dimissioni: 13.114 provvedimenti complessivi, contro gli 8.523 del Veneto e i 6.009 dell’Emilia-Romagna. Di questi, 8.542 riguardano lavoratrici madri e 4.572 lavoratori padri.
Analisi su motivazioni dimissioni: difficoltà conciliazione famiglia-lavoro – L’analisi evidenzia che tra le madri le principali motivazioni restano le difficoltà legate ai servizi per l’infanzia e alla conciliazione famiglia-lavoro (46,4%), seguite dai problemi organizzativi e dalla scarsa flessibilità aziendale (32,6%). Per i padri, invece, la causa prevalente è il passaggio a un’altra azienda (62,3%), alla ricerca di migliori condizioni economiche e di un’organizzazione del lavoro più sostenibile.
Nel corso del 2025 sono inoltre state respinte 1.648 richieste di trasformazione del rapporto di lavoro in part-time o di maggiore flessibilità; il 91,4% delle domande respinte era stato presentato da lavoratrici madri.
L’approfondimento dedicato all’area metropolitana di Milano e alle province di Brescia e Bergamo mostra significative differenze territoriali: nel Milanese prevalgono le dimissioni dovute alla carenza di servizi e alle difficoltà di conciliazione, mentre a Brescia emerge con maggiore forza il tema della rigidità organizzativa delle imprese. A Bergamo, invece, resta più marcato il peso della mancanza di servizi di supporto alla genitorialità.
Anna Maria Gandolfi: carico familiare grava su donne – “Pur con un dato in lieve diminuzione – ha osservato Gandolfi – il numero delle dimissioni resta molto elevato e le cause sono sostanzialmente sempre le stesse: i dati confermano che il carico familiare continua a gravare prevalentemente sulle donne. Servono più servizi e un cambiamento culturale che favorisca una reale condivisione delle responsabilità di cura tra madri e padri”. (LNotizie)
Attenzione, video a questo link: https://www.swisstransfer.com/d/b8a11e36-276a-4aad-a895-72c4af85382b
Contiene:
– Immagini di copertura
– Intervista a Simona Tironi, assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro di Regione Lombardia
– Intervista ad Anna Maria Gandolfi, consigliera di Parità di Regione Lombardia.
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