L’aorta è l’arteria più importante del corpo umano. In casi relativamente rari può rompersi e mettere in pericolo la vita del paziente, se non si interviene immediatamente. Il problema per Matilde (nome di fantasia) è che la sua aorta si è ‘rotta’ mentre era a 22 settimane di gravidanza. Una storia che oggi ha un lieto fine grazie al gioco di squadra tra ginecologi, cardiochirurghi e neonatologi dell’Ospedale Niguarda di Milano, che hanno deciso di operare la donna mantenendo il feto in utero per far proseguire la gestazione il più possibile. Mamma e bimbo stanno bene, e sono la testimonianza di un intervento che ha pochissimi esempi simili nella letteratura scientifica internazionale.
La storia
Tutto inizia alcuni mesi fa, quando Matilde arriva al Pronto Soccorso di Niguarda per un malessere diffuso. Qui gli specialisti dell’Ostetricia e Ginecologia, guidati da Federico Spelzini, si accorgono subito che qualcosa non va come dovrebbe. E attivano un gruppo multidisciplinare, perché i pazienti sono in realtà due: la mamma e il feto che porta in grembo. Diagnosticata, alla donna, una dissecazione acuta dell’aorta, termine tecnico che descrive una ‘lacerazione’ dell’arteria principale. Per un paziente qualsiasi la scelta sarebbe semplice: intervento chirurgico d’urgenza per riparare il danno; ma farlo su una donna incinta di 22 settimane cercando allo stesso tempo di preservare la vita del feto era una cosa tentata solo poche volte al mondo.
Rischio immediato di vita per la paziente
“Si è verificata una gravissima condizione cardiaca a rischio immediato di vita per la paziente e quindi anche del feto – ha raccontato Claudio Russo, direttore della Cardiochirurgia e Trapianto di Cuore all’Ospedale Niguarda di Milano – condizione che richiedeva l’esecuzione immediata di un complesso intervento cardiochirurgico”. Secondo i neonatologi, però, era troppo presto per far nascere il bambino. “A sole 22 settimane di gestazione – ha aggiunto Alice Proto, responsabile della Struttura Semplice Neonato e Lattante Critico, che è parte della Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale diretta da Stefano Martinelli – un cesareo in urgenza non sarebbe stato utile, ma anzi controproducente. Le probabilità di sopravvivenza erano infatti troppo basse. Bisognava quindi intervenire sull’aorta facendo di tutto per far comunque proseguire la gravidanza”.
L’intervento mantenendo il feto in utero
“Abbiamo deciso – ha sottolineato Proto – di procedere con l’intervento mantenendo il feto in utero, con la certezza che la rapidità e la precisione dei colleghi cardiochirurghi sarebbe stata così elevata da permettere di far proseguire serenamente la gravidanza”. Per arrivarci, però, è stato necessario da parte dei ginecologi monitorare con ancora più attenzione la gravidanza, scegliere il momento esatto in cui far nascere il neonato, e procedere al momento opportuno con il taglio cesareo, direttamente nel blocco operatorio della Cardiochirurgia.
La priorità è stata quella di salvaguardare entrambe le vite
“La priorità – ha proseguito Claudio Russo – è stata quella di salvaguardare entrambe le vite, bilanciando la complessità chirurgica con la sicurezza materna e la tutela del feto. Un percorso clinico delicato, condotto con competenza, tempestività e grande attenzione umana”.
Sette ore di operazione
L’intervento sull’aorta eseguito dal personale medico, infermieristico e tecnico della Cardiochirurgia e Trapianto di Cuore è durato 7 ore. in collaborazione con il Servizio di Anestesia e Rianimazione Cardiotoracovascolare. Dopo un breve decorso in terapia intensiva, la paziente viene affidata agli specialisti della Cardiologia 2 Insufficienza Cardiaca e Trapianti, che insieme ai colleghi della Ostetricia e Ginecologia hanno garantito il ricovero e uno stretto monitoraggio della gravidanza fino al giorno del parto. Poi, raggiunta la 34esima settimana di gestazione, effettuato il taglio cesareo.
Dopo 3 mesi, madre e bambino stanno bene
E a tre mesi esatti da quell’ingresso al Pronto Soccorso, tutti i dati clinici lo hanno confermato: sia la madre sia il bambino stanno bene.
Zoli (DG Niguarda): un successo clinico
“Recentemente – ha commentato Alberto Zoli, direttore generale dell’Ospedale Niguarda di Milano – operata a Niguarda anche un’altra paziente con dissecazione acuta dell’aorta durante una gravidanza avanzata. In quel caso il taglio cesareo in urgenza ha preceduto l’intervento cardiochirurgico. Entrambe queste vicende rappresentano quindi un successo clinico e un esempio concreto del valore della sanità pubblica. Sono il simbolo anche della più completa collaborazione tra professionisti. Tutto ciò in linea con la missione di un ospedale come il nostro: prendersi cura delle persone anche nelle situazioni più complesse, dove competenza e umanità devono procedere insieme”.
Sfida vinta
“La nascita di questi bimbi – ha concluso – è il simbolo concreto di una sfida clinica vinta, ma soprattutto di due nuove vite che ora possono avere un futuro”.

