Coronavirus, agli Spedali Civili di Brescia 180 posti per pazienti Covid ed emergenze

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Gallera: mutuiamo da Israele modello per ‘fase 2’ ed emergenze
Rolfi: ospedale diffuso la chiave bresciana contro il virus
Caparini: Regione e territorio batteranno insieme il nemico

“Questa degli Spedali Civili è una delle strutture più grandi di Regione Lombardia per il coronavirus e nasce, con un modello che prendiamo da Israele, a Brescia che è la provincia, dopo Bergamo, che ha avuto l’impatto più importante e ha avuto una capacità di reazione forte nell’ospedale e anche sul territorio”. Lo ha detto l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, durante la conferenza stampa di presentazione della riconversione di un’area interna agli Spedali Civili di Brescia che sarà riconvertita in un ospedale Covid dedicato.

I presenti

Hanno partecipato anche gli assessori Davide Caparini (Bilancio), Fabio Rolfi (Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi) e i direttori generali Marco Trivelli (Spedali Civili) e Claudio Sileo (Ats).

Pensiamo alla ‘Fase 2’

“Da qui, da questa struttura che sarà capace di 180 posti letto – ha continuato Gallera – stiamo già iniziando a pensare a una ‘fase 2’. Che è prepararsi a un’eventuale seconda ondata del Covid19 e predisponendo le nostre strutture anche a nuove problematiche relative a virus. Ma anche per altre problematiche sanitarie”. “L’idea – ha continuato – è quindi quella di realizzare ospedali di emergenza o aree di ospedali che possono rimanere chiusi, ma pronti, e ospitare pazienti per grandi afflussi come ci insegna il modello di Israele. Dove hanno ospedali che vengono predisposti per le emergenze e lasciati pronti”.

Riferimento per recrudescenza o altre emergenze

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“Qui – ha spiegato l’assessore al Welfare – avremo il primo ospedale Covid che servirà oggi a gestire i pazienti che vengono via via dimessi dalle terapie intensive e dai reparti di Infettivologia
per seguirli e, quindi, consentire anche all’ospedale di riprendere la sua attività”. “Ma poi – ha continuato – rimarrà pronto e attivo per potere, in qualche modo, accogliere altre ondate della pandemia”.

Rolfi: lavoro di rete del bresciano

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“Siamo agli Spedali Civili – ha detto l’assessore Rolfi – per presentare gli interventi realizzati in questo mese per l’emergenza, per ringraziare per il lavoro encomiabile l’ospedale, i medici e tutto il personale sanitario, i tecnici di laboratori, i medici di medicina generale”. “E dare atto – ha continuato – di un lavoro intenso e attento anche alle particolarità bresciane”.

Ospedale diffuso

“L’idea dell’ospedale diffuso – ha sottolineato – ha consentito di ridurre le esigenze del ricovero sfruttando la grande disponibilità, riconvertendola, della rete ospedaliera pubblica in primis, e anche privata, esistente in provincia di Brescia”.

Pronti a nuova emergenza

“La decisone di realizzare a Brescia, nel Civile, un centro dedicato alla degenza dei malati Covid con funzioni specialistiche – ha spiegato – significa mettersi nelle condizioni di essere pronti di fronte a una nuova ondata e per curare meglio le persone malate. Per consentire al Civile anche di tornare a occuparsi delle istanze di salute”. “E, soprattutto, per affrontare – ha chiosato – anche i temi della ricerca, della sperimentazione e dell’innovazione per affrontare meglio questa malattia”.

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Caparini: studiare e pensare il dopo emergenza

“Siamo in una fase fondamentale – ha esordito l’assessore Caparini – che è quella di progettare il dopo emergenza. E lo stiamo facendo, come sempre, con la guida e il supporto fondamentale dei tecnici. Noi ci siamo sempre messi a disposizione e spesso anche a servizio dei nostri tecnici, dei nostri scienziati per comprendere il fenomeno e poi governarlo. Siamo nella fase del governo e, quindi, questa iniziativa, per la quale, dal punto di vista economico, Regione Lombardia, grazie al fatto che siamo gente laboriosa, ha le risorse necessarie”.

Risorse grazie ad anni di buon governo

“Siamo stati ben amministrati – ha sottolineato Caparini – in passato, quindi non è merito né mio né di chi è in questa Giunta, ma di tutti coloro che, in precedenza, hanno sempre voluto mantenere le risorse per l’emergenza, il poter disporre di risorse”. “Altrimenti – ha continuato – non avremmo potuto comprare una mascherina, un ventilatore”.

Assunzione specializzandi

“Non avremmo potuto – ha aggiunto – fare pronti via 10 milioni di euro per l’assunzione di specializzandi o di chi rientrava dalle pensioni, i bandi che abbiamo fatto per poi gestire quello che è, in questo momento, la fase successiva all’emergenza”.

Ventilatori e mascherine

“Non avremmo potuto spendere 40 milioni di euro – ha ricordato – per acquistare i ventilatori, le mascherine e le attrezzature che servono per proteggere i nostri operatori, i nostri medici, i nostri infermieri”.

Al lavoro per fare di più

“Possiamo fare di più, stiamo facendo di più – ha detto l’assessore – perché siamo convinti che, proprio grande alla grande capacità che abbiamo dimostrato, riusciremo a sconfiggere questo virus. Quindi, questo progetto, che è un progetto pilota, è parte di questo disegno”.

Partnership con il territorio

“Per tradurre in pratica il progetto – ha spiegato – noi siamo assolutamente disponibili, visto che è voluto da parte dalla città, con forza, proprio perché è stato costruito nel tempo con chi qui sta lavorando e fronteggiando il virus, dal punto di vista economico, a intervenire direttamente o in collaborazione con la Fondazione”.

Il faro guida

“Il nostro faro guida – ha ribadito l’assessore Caparini – è fare presto, fare bene, in economia, non buttare via un centesimo perché rispettiamo i soldi della gente. Poi, però, il fattore tempo è fondamentale”. “Noi siamo disponibili – ha concluso Caparini – e stiamo valutando qualsiasi opzione. Affinché si parta il prima possibile, con il miglior progetto possibile”.

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gus

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