legge regionale grandi derivazioni

“Non sono assolutamente meravigliato che il Consiglio dei Ministri abbia impugnato la Legge regionale sull’assegnazione delle concessioni di grandi derivazioni idroelettriche, perché bastava leggere le bozze di legge del Partito Democratico che recentemente hanno cercato di far approvare. Evidentemente c’è chi sta dalla parte dei territori e chi dei concessionari, tanto è vero che una delle proposte di legge del Partito democratico prevedeva il condono tombale di circa 50 milioni di euro di canoni aggiuntivi che i concessionari devono alle Regioni”. Lo dice l’assessore di Regione Lombardia agli Enti locali, Montagna, Piccoli Comuni e Risorse energetiche, Massimo Sertori.

Vent’anni per la legge nazionale del 2018

“La legge nazionale approvata nel 2018, che qualcuno ha avuto il coraggio di criticare – spiega Sertori – è arrivata dopo vent’anni. Di assoluta inerzia da parte dei Governi che si sono succeduti. E che non hanno reputato importante legiferare in materia”. “Tale legge – rimarca l’assessore – andava inoltre a sanare l’infrazione comunitaria a carico del nostro Paese”. “Ciò detto, leggeremo nel merito le osservazioni – afferma l’assessore – dell’impugnativa. Qualora ci fossero delle osservazioni accoglibili e sensate, avremo modo di valutarle e di recepirle”.

Possibile lavoro per la Corte Costituzionale

“Per le altre – conclude l’assessore – provvederà la Corte Costituzionale a decidere chi ha ragione. Una cosa è chiara. Ovvero che ci sono due visioni: quella del territorio e della montagna che recita la legge regionale sulle grandi derivazioni approvata lo scorso 31 marzo, e una che vuole centralizzare tutto a Roma allontanando le risorse dai territori montani e, per quanto legittime, segue palesemente le aspettative dei concessionari”.

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