Lo studio internazionale di fase 3 presentato all’ESMO. L’IRCCS è il primo centro al mondo per pazienti arruolati. Il trattamento, combinato con l’immunoterapia, riduce anche del 38% il rischio di metastasi a distanza
Intervista esclusiva al professor Michele Del Vecchio
(LNotizie – Milano, 05 nov) Un vaccino costruito su misura per ogni paziente, capace di addestrare il sistema immunitario a riconoscere ed eliminare le cellule tumorali residue. È la nuova frontiera dell’immunoterapia contro il melanoma ad alto rischio di recidiva, al centro di uno studio internazionale di fase 3 che vede l’Istituto Nazionale dei Tumori (INT) di Milano protagonista a livello mondiale.
I risultati a due anni dello studio multicentrico Interpath-001, presentati al Congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO) e in via di pubblicazione sul The New England Journal of Medicine, confermano l’efficacia dell’associazione tra un vaccino personalizzato a RNA messaggero (mRNA) e pembrolizumab, anticorpo monoclonale già utilizzato nell’immunoterapia del melanoma.
INT Milano primo centro al mondo per reclutamento – L’Istituto dei Tumori di via Venezian si è affermato come il centro che ha arruolato il maggior numero di pazienti a livello globale nell’ambito della sperimentazione: 128 persone sottoposte a screening e 82 effettivamente trattate.
“È il frutto di uno sforzo corale e multidisciplinare – sottolinea in un’intervista a Lombardia Notizie il professor Michele Del Vecchio, direttore dell’Oncologia medica melanomi dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano – che rende merito alla ricerca oncologica lombarda. Un risultato reso possibile dalla sinergia quotidiana tra chirurghi e dermatologi, oncologi medici, infermieri di ricerca dedicati all’assistenza passo-passo, data manager e farmacisti ospedalieri. Ogni figura ha rappresentato un tassello essenziale affinché il centro milanese potesse guidare con successo la casistica mondiale”.
Un vaccino su misura per addestrare il sistema immunitario – A differenza dei vaccini più conosciuti, questo trattamento è terapeutico e viene somministrato dopo l’intervento chirurgico, con l’obiettivo di ridurre il rischio che la malattia si ripresenti.
“La preparazione del vaccino ricalca il lavoro di un sarto: viene cucito su misura per ciascun paziente – spiega Del Vecchio –. Il materiale tissutale e il sangue del singolo paziente vengono inviati negli Stati Uniti dove, attraverso una serie di tecniche di laboratorio, viene sintetizzato un RNA messaggero in grado di codificare fino a 34 neoantigeni specifici di quel singolo tumore. Somministrato per via intramuscolare fino a un massimo di 9 dosi a cadenza trisettimanale, il preparato non solo potenzia le difese preesistenti, ma genera ex novo linfociti T e induce una memoria immunologica duratura, capace di riconoscere ed eliminare nel tempo i microfocolai tumorali invisibili agli esami radiologici”.
Il professor Parmiani, un pioniere dell’immunoterapia – Il risultato raggiunto dall’Istituto si inserisce in una lunga tradizione di ricerca sull’immunoterapia oncologica, che ha avuto tra i suoi protagonisti il professor Giorgio Parmiani, oncologo e immunologo di fama internazionale che, insieme ai suoi collaboratori, proprio in via Venezian, ha dedicato la sua attività allo studio delle difese immunitarie contro i tumori, in particolare il melanoma.
“Non è un caso – prosegue Del Vecchio – che proprio l’Istituto dei Tumori stia facendo la parte del leone in questa sperimentazione. Voglio infatti ricordare la figura del professor Giorgio Parmiani, oncologo e immunologo che, in via Venezian, ha concentrato la sua attività su immunoterapia dei tumori, in particolare del melanoma. Dobbiamo anche a lui gli enormi passi avanti che stiamo facendo in questo campo. Lui e la sue equipe si sono occupati negli anni dello sviluppo di varie generazioni precedenti di vaccini, con un approccio traslazionale, in un momento storico in cui l’immunoterapia aveva una scarsa cassa di risonanza, rispetto alle terapie antitumorali convenzionali (chemioterapia, radio e chirurgia)
I risultati clinici: -42% di rischio di recidiva e -38% di metastasi – Nello studio di fase 3 i pazienti sottoposti a intervento chirurgico sono stati randomizzati con rapporto 2:1: due pazienti su i tre entrati hanno ricevuto la combinazione di vaccino a mRNA e pembrolizumab, uno su tre ha ricevuto pembrolizumab e placebo.
Dall’analisi a due anni è emerso che l’aggiunta del vaccino a mRNA:
• Riduce del 42% il rischio di ripresa della malattia rispetto alla sola immunoterapia;
• Riduce del 38% il rischio di sviluppare metastasi a distanza;
• Mostra un beneficio clinico particolarmente marcato dopo il sesto mese dall’avvio della terapia;
• Non incrementa la tossicità sistemica né peggiora gli eventi avversi immuno-correlati, mantenendo una buona tollerabilità, con lievi e transitori disturbi locali nella sede di iniezione o modesta febbricola.
I risultati si aggiungono a quelli del precedente studio di fase 2b condotto su 157 pazienti, che a cinque anni di follow-up aveva evidenziato una riduzione del 49% del rischio di ripresa della malattia e del 59% del rischio di metastasi a distanza.
Le prospettive: dal melanoma ad altri tumori – “La validazione di questa piattaforma – conclude il professor Del Vecchio – apre ora orizzonti terapeutici inediti. Oltre alla sperimentazione appena conclusa nel setting adiuvante, sono in corso e in fase di completamento valutazioni sul melanoma in stadio metastatico e l’applicazione dello stesso principio a mRNA su altre forme tumorali solide, tra cui carcinoma polmonare, tumore del pancreas e neoplasie dell’apparato urogenitale”. (LNotizie)
Qua l’intervista al professor Del Vecchio (https://www.swisstransfer.com/dl/01a1abbb-90e4-73a1-9b03-5c356c4630c9).
dvd