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Lombardia per le donne: una misura per conciliare famiglia e lavoro

Regione Lombardia lancia il bando 'Lombardia per le donne', che prevede un contributo fino a 400 euro al mese, per un massimo di 12 mesi

Contributo copre spese per servizi di baby-sitting, educazione e cura

In Lombardia il lavoro delle donne continua a scontrarsi con il peso dei carichi di cura familiari. Secondo elaborazioni su dati Istat e Inps, oltre una donna occupata su tre in Regione lavora part-time e, in circa sei casi su dieci, si tratta di una scelta non volontaria ma legata alla necessità di seguire figli o familiari non autosufficienti. Ancora più significativo il dato sulle uscite dal mercato del lavoro: ogni anno migliaia di donne lombarde lasciano l’occupazione dopo la maternità o per assistere un parente malato, con una quota femminile che supera l’80% delle dimissioni per motivi familiari.

È in questo contesto che Regione Lombardia lancia il bando ‘Lombardia per le donne’, che prevede un contributo fino a 400 euro al mese, per un massimo di 12 mesi, destinato a rimborsare le spese già sostenute per servizi di baby-sitting, educazione, assistenza e cura, oltre ai servizi di supporto alla gestione amministrativa dei servizi di cura.

Tironi: un investimento sulla dignità del lavoro femminile

assessore Tironi qui in foto generica commenta cs sul buono scuola per l'anno 2025/ 2026Ad annunciare la misura è l’assessore regionale all’Istruzione, Formazione e Lavoro, Simona Tironi, in vista della Giornata internazionale della Donna. “Questo provvedimento – sottolinea – nasce da una scelta politica chiara: non accettare che il prezzo della cura ricada quasi esclusivamente sulle donne. In Lombardia troppe lavoratrici sono ancora costrette a ridurre l’orario, a rinunciare a opportunità di crescita o addirittura a lasciare il lavoro quando diventano madri o quando un familiare si ammala”.

“Con ‘Lombardia per le donne’ – prosegue Tironi – vogliamo rompere questo meccanismo silenzioso ma che trovo profondamente ingiusto in quanto impoverisce le famiglie e priva il sistema produttivo di competenze ed esperienza. Non è solo una misura di welfare, ma un investimento sulla dignità del lavoro femminile e sulla libertà di scelta. Una Regione moderna deve accompagnare le donne nei momenti più delicati della vita, perché senza servizi non c’è reale parità e senza parità non c’è sviluppo. Una donna che resta nel lavoro è una risorsa per sé stessa, per la propria famiglia e per l’intera comunità lombarda”.

Chi può beneficiare del contributo

Il contributo è riservato alle donne residenti in Lombardia con Isee ordinario fino a 50.000 euro e con carichi di cura, che abbiano avviato o ripreso un’attività lavorativa da non più di 180 giorni. Possono presentare domanda lavoratrici dipendenti, anche part-time, con contratto di almeno sei mesi, libere professioniste, autonome o imprenditrici con partita IVA, oltre a chi ha trasformato il contratto da part-time a full-time negli ultimi sei mesi.

Rientrano tra le beneficiarie anche le donne che, pur lavorando da più tempo, abbiano avuto un figlio o una figlia, o un ingresso in famiglia per adozione o affido, da meno di 12 mesi. Accedono al contributo le madri con figli minori fino a 14 anni, o fino a 18 anni in caso di disabilità, così come le donne che assistono un coniuge, convivente o parente convivente entro il secondo grado con disabilità riconosciuta.

Le spese rimborsabili

Sono rimborsabili le spese documentate per servizi di baby-sitting, educazione, assistenza e cura, inclusa la custodia temporanea come i centri estivi, acquistati tramite contratti di lavoro regolari, libretto famiglia Inps, agenzie o cooperative di servizi, oppure tramite abbonamenti e rette. Le spese restano valide anche se il contratto è intestato a un altro componente del nucleo familiare (ad esempio, il marito).

Ulteriori informazioni sono disponibili scrivendo all’indirizzo: lombardia_donne@regione.lombardia.it

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