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La storia del grande pioppo a 50 anni dell’incidente di Seveso

In foto il grande pioppo al Bosco delle Querce di Seveso

Protagonista della cerimonia l'unico albero sopravvissuto al disastro

Seveso non è soltanto la città della diossina. È la comunità che ha saputo attraversare la prima grande tragedia ambientale d’Europa e trasformare una ferita profonda in una storia di coraggio, memoria e rinascita. A cinquant’anni dall’incidente dell’Icmesa, i sevesini continuano a custodire il ricordo di quel 10 luglio 1976 senza restarne prigionieri: consapevoli del passato, ma altrettanto determinati ad affermare che Seveso è molto più di ciò che accadde quel giorno. È questo il filo conduttore delle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario del disastro.

La partecipazione della comunità cinquant’anni dopo l’incidente industriale

In foto il presidente della Repubblica Mattarella e il presidente della Regione Lombardia Fontana alla cerimonia di Seveso davanti al grande pioppoNonostante il caldo e il periodo estivo, tanti cittadini hanno voluto essere presenti per accogliere il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Per consentire a tutti di seguire la cerimonia al Bosco delle Querce, il Comune ha allestito un maxischermo al centro polifunzionale, dove la comunità si è ritrovata per condividere un momento dal forte valore simbolico.

Al Bosco delle Querce il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, insieme alla Giunta regionale e alle autorità locali, ha accolto il Capo dello Stato.

La storia del grande pioppo di Seveso, emblema di resilienza

Il protagonista silenzioso della giornata è stato il grande pioppo: oltre venti metri d’altezza, quattro metri di circonferenza, è l’unico albero sopravvissuto alla nube tossica sprigionata dall’Icmesa. Inserito nell’elenco degli alberi monumentali d’Italia, è diventato il simbolo della città e della resilienza dei suoi cittadini.

In foto la commemorazione dei bambini nel corso della cerimonia di Seveso davanti al grande pioppoDavanti al suo tronco, gli interpreti del Teatro Contatto hanno portato in scena ‘Il bosco del futuro‘, un intenso dialogo tra un bambino e un albero che racconta come la comunità abbia affrontato la contaminazione, elaborato il dolore e trovato la forza di rialzarsi.

La cerimonia istituzionale ha lasciato spazio all’emozione sulle note dell’Inno di Mameli, eseguito eccezionalmente insieme dalle bande sevesine ‘La Cittadina’ e ‘Santa Cecilia’, accompagnate dal Coro ‘Il Rifugio’ di Seregno. A seguire, la narrazione teatrale ‘Seveso e il Bosco delle Querce. Dove il passato incontra il presente, con lo sguardo verso il futuro’, scritta e interpretata dagli attori sevesini Beatrice Marzorati e Davide Scaccianoce di Equivochi Tribù Creativa, con le musiche dal vivo di Ovidio Pratissoli, ha intrecciato arte e memoria con le testimonianze di Giuliana Zorzi e Giuseppe Cassina, che il 10 luglio di cinquant’anni fa avevano poco più di vent’anni e hanno riportato la voce di chi quel giorno lo ha vissuto sulla propria pelle.

Ricordare il passato ma anche guardare avanti

Cinquant’anni dopo, Seveso continua a ricordare senza smettere di guardare avanti. Come il grande pioppo, la città ha saputo mettere radici nella memoria per continuare a crescere. Perché la sua storia non è soltanto quella di una tragedia, ma quella di una comunità che ha trasformato il dolore in forza per costruire il futuro.

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