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‘Generazione Rispetto’ fa tappa all’Università di Pavia

generazione rispetto Pavia

Lucchini: cultura rispetto si costruisce partendo da giovani e luoghi del sapere

Ha fatto tappa all’Università degli Studi di Pavia il Tour ‘Generazione Rispetto’, promosso da Regione Lombardia per coinvolgere gli atenei lombardi nella prevenzione e nel contrasto della violenza – fisica, psicologica, digitale – contro le donne e per promuovere la diffusione e la sottoscrizione della ‘Carta degli impegni’ volta a una cultura fondata sul rispetto.

L’iniziativa, ospitata nell’Aula Scarpa dell’Ateneo pavese, ha visto la partecipazione dell’assessore regionale alla Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari opportunità Elena Lucchini, del Magnifico Rettore Alessandro Reali, dei rappresentanti del mondo accademico, di studentesse e studenti.

“Con il tour ‘Generazione Rispetto’ – ha dichiarato Lucchini – vogliamo portare nelle università un messaggio chiaro: il contrasto alla violenza contro le donne non può essere delegato esclusivamente ai servizi e agli operatori che intervengono quando la violenza si è già manifestata. Deve essere prima di tutto un impegno culturale e collettivo, che coinvolga le istituzioni, il mondo della formazione e soprattutto le giovani generazioni. La Carta degli impegni nasce proprio con questo obiettivo: trasformare il rispetto in una responsabilità condivisa, quotidiana e concreta. Vogliamo che ogni università diventi protagonista di questo cambiamento, un luogo in cui si impari non soltanto una professione, ma anche il valore delle relazioni, della parità e della libertà di ogni persona”.

Finanziati progetti per 244.100 euro

La scelta di coinvolgere il sistema universitario si inserisce in un percorso strutturato avviato da Regione Lombardia nel 2018, attraverso il sostegno a progetti di ricerca, formazione e sensibilizzazione.
Un impegno che ha trovato ulteriore conferma nella quinta edizione del Bando Università, che nel 2026 ha finanziato tutti gli undici progetti presentati da nove università lombarde, con uno stanziamento complessivo di 244.100 euro.

“Le università – ha aggiunto Lucchini – sono presidi fondamentali di cambiamento culturale e sociale. Qui si formano le professioniste e i professionisti che domani saranno chiamati a operare nei servizi sanitari, sociali, educativi, giuridici e nelle istituzioni. Investire nella loro formazione significa rafforzare la capacità di riconoscere tempestivamente i segnali della violenza, contrastare gli stereotipi e costruire risposte sempre più efficaci. Per questo abbiamo voluto rafforzare il rapporto con gli atenei, sostenendo anche la ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica, affinché le politiche pubbliche possano fondarsi su conoscenze, competenze ed evidenze concrete”.

Attenzione anche a famiglie e minori

Particolarmente significativo il progetto presentato dall’Università degli Studi di Pavia, ‘Famiglia e violenza di genere’, promosso e coordinato dal Centro di Ricerca Interdipartimentale MERGED. Un’iniziativa multidisciplinare che affronta il fenomeno della violenza considerando non soltanto le donne direttamente vittime, ma anche il contesto familiare, i maltrattanti e le vittime indirette, con particolare attenzione ai minori che assistono alla violenza.

Il progetto prevede un percorso formativo universitario interdipartimentale dal titolo ‘Prevenzione della violenza di genere: Educare al rispetto’, aperto agli studenti dei diversi corsi di studio, attività di peer education attraverso la figura degli “Ambassador del rispetto”, ricerca scientifica e formazione rivolta ai professionisti del territorio. Sono inoltre previsti strumenti digitali e applicazioni di intelligenza artificiale a supporto della prevenzione, del riconoscimento precoce dei segnali di rischio e dell’orientamento delle vittime, con particolare attenzione alla tutela della privacy e all’etica dei dati.

Sguardo multidisciplinare

“L’esperienza dell’Università di Pavia – ha sottolineato Lucchini – dimostra quanto sia importante affrontare la violenza di genere con uno sguardo multidisciplinare, capace di mettere in relazione ricerca, formazione e intervento sul territorio. Dobbiamo imparare a riconoscere la violenza prima che diventi emergenza, intercettare le situazioni di rischio e proteggere anche chi, pur non essendo vittima diretta, subisce le conseguenze della violenza. È questa la direzione che vogliamo sostenere: fare prevenzione, costruire competenze e rafforzare le reti territoriali”.

Nel corso dell’evento si sono susseguiti gli interventi di Silvia Illari, presidente del Centro MERGED, Maria Assunta Zanetti, co-responsabile del corso ‘Prevenzione della violenza di genere. Educare al rispetto’, e delle studentesse Giulia Bonavia e Asia Karol Bianchi, che hanno portato il punto di vista delle nuove generazioni e della comunità universitaria. L’incontro è stato accompagnato dalla lettura di alcuni brani della Carta degli impegni, a cura di Caterina Mamini e Alessandra Venezia, e condotto da Manila Alfano, direttrice del quotidiano La Provincia Pavese.

Inaugurata la mostra itinerante

A seguire è stata inaugurata presso l’Aula Forlanini la mostra itinerante, che resterà aperta dal 3 al 7 novembre e sarà visitabile da tutta la cittadinanza. Un’occasione per coinvolgere l’intera comunità universitaria e il territorio in un percorso di consapevolezza e partecipazione, invitando tutti a conoscere e sottoscrivere la Carta degli impegni.

Nel quadro delle iniziative regionali di sensibilizzazione si inserisce anche l’adesione di Regione Lombardia alla campagna internazionale ‘Signal for Help. Aiuta chi ti chiede aiuto’, che promuove un semplice gesto della mano come segnale di richiesta di aiuto da parte di chi vive una situazione di violenza.

“La violenza contro le donne – ha concluso Lucchini – si combatte con servizi efficaci, protezione, formazione e prevenzione, ma anche attraverso un cambiamento profondo del modo in cui guardiamo alle relazioni e alla libertà delle persone. La Carta degli impegni vuole essere uno strumento concreto per assumere insieme questa responsabilità”.

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