“L’ingrediente segreto? E’ l’ammmmore, con 5 m”. Lo ha rivelato Nico Acampora, ‘padre’ di PizzAut, ai microfoni di LombardiaNotizieTv, in occasione dell’evento realizzato in piazza Città di Lombardia per la Giornata internazionale del gioco, alla quale ha partecipato insieme ai suoi ragazzi a bordo del ‘PizzAutobus‘. Acampora ha ripercorso i passaggi che hanno trasformato un sogno ‘impossibile‘ in una realtà fatta di lavoro e inclusione. L’idea, ha raccontato Acampora, “mi è venuta una notte all’una e mezza. Ho svegliato mia moglie Stefania e le ho detto: ‘Dobbiamo aprire un ristorante completamente gestito da persone autistiche'”. Complice anche l’orario, si è sentito rispondere “Dormi, che tu non sai cucinare nemmeno un uovo”. Il mattino seguente, invece, il progetto ha iniziato a prendere forma. Lentamente, perché le prime reazioni sono state scettiche, se non addirittura contrarie, come una neuropsichiatra che gli scrisse: “Lei è il solito padre frustrato che non si arrende alla disabilità di suo figlio e si inventa progetti irrealizzabili che danno unicamente finte speranze alle altre famiglie”.
Sono 41 i ragazzi assunti a tempo indeterminato

Nulla di più lontano dal vero, infatti Pizzaut è diventata una realtà fatta di due ristoranti dove lavorano a tempo indeterminato 41 ragazzi autistici. Ed è imminente l’arrivo di un terzo che aprirà, ha annunciato Acampora, “all’interno dello Iulm di Milano, la prima università al mondo che farà una cosa di questo genere. Insieme al ristorante faremo partire un corso di specializzazione, un master sulla disabilità. Per me è un investimento importante sul futuro, perché quelli che dopodomani saranno i prossimi manager, dirigenti, amministratori, se per tutto il percorso dei loro studi saranno stati nutriti nell’anima e nel corpo da persone autistiche, non avranno più pregiudizi. Così si costruisce una cultura nuova“.
Investire in inclusione
Cultura che, secondo Acampora, dovrebbe crescere anche nelle uffici. Agli imprenditori ha lanciato un appello: “Investite nell’inclusione, assumete persone con disabilità e persone autistiche, non abbiate pregiudizi, porteranno nella vostra azienda un valore importante”.
L’intervista a Lombardia Notizie Tv
Infine, sempre ai microfoni LombardiaNotizieTv, Acampora ha rivelato un segreto: il motivo per il quale abbia scelto di puntare proprio sull’alimento simbolo della cucina italiana per portare i ragazzi disabili nel mondo della ristorazione. “Ho visto il mio figlio che faceva la pizza con mia moglie. E ho pensato: se lo fa mio figlio che ha un autismo severo ed è piccolino, forse lo possono fare altri ragazzi con autismi meno severi e che hanno un’età più adulta. E così siamo partiti, quasi per gioco“.
Nico Acampora, dal sogno ‘impossibile’ alla realtà
Un gioco che oggi è un modello di imprenditoria sociale che offre occupazione e dignità a tante persone. Molto più di un semplice ‘stipendio’, come ha sottolineato lo stesso Acampora: “Con PizzAut abbiamo dato una possibilità di riscatto a questi ragazzi. Basta vederli. Non solo si sanno muovere in cucina e in sala, ma hanno imparato a scrivere, a essere dei professionisti, ad avere relazioni sociali, hanno acquisito maggiore problem solving. Il lavoro fa miracoli. E questo semplicemente offrendo loro una possibilità”.