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Bertolaso incontra l”artista delle ossa’ che ha curato Brignone

L'assessore Guido Bertolaso ha incontrato Andrea Panzeri, traumatologo comasco, artista delle ossa, che ha curato Federica Brignone (in foto la sciatrice durante un incontro a Palazzo Lombardia).

Dottor Andrea Panzeri, comasco doc: il segreto? Il gioco di squadra

C’è una storia che va oltre le due medaglie conquistate da Federica Brignone ai Giochi Olimpici. È la storia di un intervento chirurgico complesso, di mesi di riabilitazione, del lavoro silenzioso di decine di professionisti e di una squadra che ha saputo trasformare un grave infortunio in un’impresa sportiva. Un modello organizzativo che Regione Lombardia vuole mettere a disposizione di tutti i cittadini.

È questo il messaggio emerso dall’incontro a Palazzo Lombardia tra l’assessore al Welfare Guido Bertolaso e il dottor Andrea Panzeri, traumatologo comasco, presidente della Commissione medica della Fisi, Federazione Italiana Sport Invernali e chirurgo che ha seguito, tra le altre, Federica Brignone, Sofia Goggia e numerosi altri campioni azzurri.

Bertolaso: questa esperienza diventi patrimonio dell’intero sistema sanitario regionale

In foto l’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso (a destra) con il dottor Andrea Panzeri, traumatologo comasco, chirurgo,  'artista delle ossa', presidente della Commissione medica della Fisi, Federazione Italiana Sport Invernali.“Andrea Panzeri – ha detto Bertolaso – è un autentico ‘artista delle ossa’. Fa parte di quella straordinaria scuola medica per la quale la Lombardia è riconosciuta a livello internazionale. Ora però questa esperienza deve diventare un patrimonio dell’intero sistema sanitario regionale. Dobbiamo costruire, insieme alla rete ortopedica lombarda, un’organizzazione capace di garantire gli stessi trattamenti, la stessa qualità e la stessa attenzione riservata agli atleti di alto livello a tutti i cittadini che affrontano un trauma o una patologia ortopedica”.

L’assessore ha sottolineato come la forza della sanità lombarda risieda nella collaborazione tra strutture pubbliche e private e nella capacità di mettere in rete competenze e professionalità. “In Lombardia – ha aggiunto Bertolaso – esiste un’unica grande squadra. Vogliamo valorizzare ogni eccellenza, superando protagonismi e individualismi, perché il vero obiettivo è offrire la migliore assistenza possibile a tutti”.

Panzeri: nostri ospedali ricchi di competenze straordinarie

Panzeri, con la consueta ironia, ha ridimensionato la definizione di ‘artista delle ossa’. “Mi considero piuttosto un buon falegname delle ossa – ha sorriso – ma ciò in cui credo davvero è il lavoro di squadra. Per i nostri atleti, così come per tutti i pazienti, cerco sempre di costruire attorno a loro un’équipe composta dalle migliori professionalità che la Lombardia può offrire. I nostri ospedali sono ricchi di competenze straordinarie e il nostro compito è farle lavorare insieme”.

Il traumatologo ha poi ripercorso i giorni successivi al gravissimo incidente di Federica Brignone. “Quando vidi le immagini della frattura mi misi le mani nei capelli. Ho subito cercato di mettere insieme un’équipe in grado di affrontare ogni possibile complicazione. L’intervento chirurgico – ha spiegato Panzeri – è stato il primo successo, ma da lì è iniziato un percorso fatto di riabilitazione, controlli continui, un secondo intervento programmato e tantissimo lavoro condiviso. Federica non ha mai chiesto se ce l’avrebbe fatta: guardava sempre al giorno successivo. Quando ha rimesso gli sci e ha iniziato a crederci davvero, abbiamo capito che tutto era possibile. Le due medaglie sono state un’emozione che nessuno avrebbe immaginato”.

Medaglie di Federica sono anche medaglia d’oro della sanità lombarda

Per Bertolaso proprio quella vicenda rappresenta il simbolo della sanità lombarda. “Le medaglie di Federica sono anche la medaglia d’oro della nostra sanità. Dietro quei risultati c’è un’organizzazione fatta di professionisti che mettono da parte il proprio ego e lavorano insieme per un obiettivo comune. È questa l’eredità più importante che le Olimpiadi ci lasciano: una rete di competenze, un sistema integrato e una cultura della collaborazione che vogliamo rendere strutturale”.

Un concetto condiviso anche da Panzeri, che ha ricordato come il successo non appartenga mai a una sola persona. “Dopo quelle medaglie non ci siamo detti molto. Ci siamo guardati negli occhi e ci siamo abbracciati. Sapevamo entrambi quanto lavoro ci fosse stato dietro. Nessuno vince da solo. Ognuno deve fare ciò che sa fare meglio e, quando serve, affidarsi a chi è più bravo. È un modello che nello sport funziona da anni e che può essere replicato in qualsiasi ambito della sanità”.

L’obiettivo indicato da Regione Lombardia è ora trasformare questo metodo di lavoro – costruito sulla collaborazione tra specialisti, sulla condivisione delle competenze e sull’integrazione tra le migliori professionalità – in un patrimonio stabile della rete ortopedica regionale, affinché ogni cittadino possa beneficiare dello stesso livello di eccellenza che ha consentito ai grandi campioni dello sport italiano di tornare a competere ai massimi livelli.

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